«Evo Morales è l’erede del movimento guevarista»

 

Geraldina Colotti, 07.07.2015, “Il Manifesto”

 

Bolivia. Intervista a Maria Victoria Fernandez

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Maria Victoria Fernandez

 ©  Lilia Di Monte

 

 

«Que­sto papa ha un ruolo impor­tante per l’integrazione dell’America latina», dice al mani­fe­sto Maria Vic­to­ria Fer­nan­dez, rivo­lu­zio­na­ria boli­viana di lungo corso. L’abbiamo incon­trata ad Ancona, nell’ambito delle ini­zia­tive che si svol­gono intorno al pro­cesso Con­dor in corso a Roma, orga­niz­zate dalla 24 marzo onlus. L’incontro, coor­di­nato da Jorge Ithur­buru, ha avuto per tema «La Boli­via, da Che Gue­vara a Evo Mora­les», e pas­sando per Luis Stam­poni, amico del Che e oriundo di Ancona, cat­tu­rato e fatto scom­pa­rire nel ’76. Una vit­tima del piano Con­dor, messo in atto dalla Cia per con­sen­tire alle dit­ta­ture lati­noa­me­ri­cane degli anni ’70 e ’80 di libe­rarsi degli oppo­si­tori ovun­que si tro­vas­sero. Oggi, sono molti i cit­ta­dini anco­ne­tani che vor­reb­bero dedi­care una via a Stam­poni e chie­dono al comune di ascoltarli.

Maria Vic­to­ria, insieme a Enri­chetta Stam­poni, a Edmir Espi­noza e a Nila Here­dia (la com­pa­gna del mili­tante scom­parso), ha trac­ciato il per­corso che, dalle lotte del grande Nove­cento, ha por­tato alla Boli­via di Evo Mora­les. Fer­nan­dez, 58 anni, ricorda la Boli­via della sua infan­zia. «Mio padre — rac­conta — era mina­tore, tutta la mia fami­glia è soprav­vis­suta al mas­sa­cro di San Juan, all’alba del 24 giu­gno 1967. Una festa popo­lare in cui si accen­de­vano molti fuo­chi e si bal­lava, ma che ora è quasi dismessa per motivi eco­lo­gici. Venne attac­cata dai mili­tari. Una pra­tica cor­rente, allora. Gli ope­rai delle miniere erano molto com­bat­tivi, lot­ta­vano per la loro soprav­vi­venza. La guer­ri­glia dell’Esercito di libe­ra­zione nazio­nale, fon­data dal Che e poi por­tata avanti da altri mili­tanti boli­viani e inter­na­zio­na­li­sti come Luis Stam­poni, ne soste­neva le lotte».

Poi, Maria Vic­to­ria, stu­dente, si tra­sfe­ri­sce nella capi­tale. Assi­ste al colpo di stato del colon­nello Hugo Ban­zer, nel 1971: «La repres­sione con­tro gli stu­denti — ricorda — era molto forte. Il popolo chie­deva le armi per resi­stere. Da allora, noi stu­denti ci siamo stretti di più all’organizzazione». Da allora, Maria Vic­to­ria non ha mai dismesso l’impegno: prima nell’Eln e poi, quando la for­ma­zione decide di tra­sfor­marsi in Prt-B (Par­tido de los tra­ba­ja­do­res de Boli­via), in que­sta for­ma­zione. Fini­sce in car­cere per due volte, subi­sce vio­lenze e tor­ture, la seconda volta le tol­gono il bam­bino di 5 mesi. Però va avanti.

«In modo aperto o clan­de­stino — dice ancora — abbiamo sem­pre orga­niz­zato i mina­tori, i con­ta­dini, gli stu­denti. Negli anni ’80, quando i piani di aggiu­sta­mento strut­tu­rale voluti dal Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale, hanno chiuso le miniere e messo sulla strada oltre 40.000 mina­tori, non ci siamo arresi. Anche dopo la fine dell’Eln, lo spi­rito gue­va­ri­sta non è venuto meno. Il nostro impe­gno ha accom­pa­gnato la for­ma­zione del Movi­mento al socia­li­smo di Morales».

Maria Vic­to­ria è fra le coor­di­na­trici, per la Boli­via, del Secondo incon­tro dei movi­menti sociali voluto da papa Ber­go­glio, che oggi si apre a Santa Cruz: «Le orga­niz­za­zioni sociali — dice — discu­te­ranno 4 temi con­creti: rela­tivi alla madre terra, quindi alla sovra­nità ali­men­tare e alle risorse; alla casa e all’accesso ai diritti ele­men­tari; al lavoro e all’integrazione dei popoli. Il papa e Evo par­te­ci­pe­ranno all’ultimo giorno e rice­ve­ranno le con­clu­sioni dei movi­menti. Al primo incon­tro in Vati­cano, Mora­les è stato invi­tato dai movi­menti non in quanto pre­si­dente, ma come rap­pre­sen­tante dei popoli indi­geni. Ora è stato ricam­biato l’invito».